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Tutto è iniziato ormai 15 anni fa.
Ferdinando Principiano stava attraversando una fase profonda di evoluzione stilistica.
Dai vini ricchi ed estrattivi della fase "giovanile" a profili più slanciati e sinuosi su tutta la gamma aziendale. Tanto sui Barolo quanto sui vini d'ingresso.
Nel 2011, l'uscita del Dosset fu a suo modo un piccolo manifesto.
Prodotto con uve Dolcetto provenienti da due vigneti a Monforte d’Alba (ed imbottigliato semplicemente come Vino Rosso), già nella veste grafica si staccava dalla linea aziendale. |
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I tratti distintivi?
Leggerezza, agilità e profumi primari, quasi "ancestrali", di frutti rossi come ciliegia, prugna, mirtilli e ribes rosso.
Al sorso, l'idea embrionale del vino è stata quella di un profilo dal succo leggiadro e grintoso, leggermente graffiante di tannino e col tipico ammandorlato finale dell'uva Dolcetto.
Praticamente mai al di sopra degli 11%, per anni il Dosset di Principiano è stato l'approdo sicuro per una bevuta quotidiana, disimpegnata, non ingombrante in termini di volume (e anche di costo) del vino.
Dalle 2.000 bottiglia prodotte agli albori alle 20.000 nelle ultime annate, Dosset ha fatto storia a sé fino a quando Ferdinando - con un'altra delle sterzate della sua vita di produttore - non ha deciso di ridurre le dimensioni aziendali mantenendo il focus sul Nebbiolo.
Ed è proprio a questo punto che si è innestato il contributo di Nicholas Altare.
Per tanti anni collaboratore di fiducia di Nando tra vigne e cantina, nel 2016 Nicholas ha deciso di imbottigliare per la prima volta una parte dell’uva prodotta dalla sua vigna di 2,5 ettari in località San Luigi a Dogliani.
Il primo passo per poi mettersi gradualmente in proprio, arrivando a strutturare una gamma aziendale super classica a base di Barbera, Nebbiolo e, ovviamente - su tutti - Dolcetto.
E proprio l’ultima etichetta firmata Altare raccoglie il testimone di quel Dosset cui tributa un debito di riconoscenza già nel nome, d'accordo con Ferdinando. |
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Il Dosset di Nicholas nasce dalla collina San Luigi di Dogliani, su suolo argillo-calcareo con vigne di circa 40 anni a 350 metri di altitudine.
Fermentazione a contatto con le bucce per due settimane in acciaio poi tre mesi di sosta in cemento per un vino diretto e fragrante, con una schiettezza che si smussa con la permanenza in bottiglia.
Se Principiano, specialmente nelle ultime versioni, privilegiava una silhouette fatta di fruttini e scorrevolezza, qui in Altare - alla prima uscita - sembra quasi esserci il ricordo di un vecchio Piemonte ormai lontano, dove il vino nei pintoni era corroborante quotidiano, con una veracità molto distante dalla cosmesi enologica.
Frutto spremuto, fermentato, affinato quanto basta e imbottigliato, that's all.
Il Dosset di Nicholas Altare ha proprio una bella storia da raccontare.
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