Tra le novità del 2017 che ci hanno convinto: il Rosso della Motta raccontato a due voci

E’ uno dei nuovi ingressi di quest’anno e certamente tra quelli che più ci hanno stupito per almeno un paio di ragioni. Viene dall’Alto Piemonte – che sta cominciando a vivere una stagione di rinnovato splendore grazie ai tanti che si impegnano per produrre vini significativi e raccontarli come si conviene, sbattendosi in giro – e ci è piaciutissimo.

Lo abbiamo portato a sorpresa ad una cena senza dare indicazione e un paio dei bevitori si sono lanciati in un’analisi senza rete.

– Rubino luminoso. Il profumo è immediato e fragrante: floreale, iris, lavanda, prugna secca e smalto.

– Sì, vero, un po’ di lacca esce, forse sarà il legno. Però ci trovo anche rosa sotto spirito e qualcosa di più scuro, fragola direi. Ben fatto, beverino e pulito, c’è quel po’ di grasso che rimpolpa il centro bocca.

– Mi stuzzica per la grande facilità, lo sviluppo al gusto è molto scorrevole, delicatamente acido e non tannico.

– Lo immagino a merenda o anche all’aperitivo. Ha quel tocco vinoso e setoso che può ricordare certi Beaujolais ma la gamma aromatica porta altrove, richiama il nebbiolo. Quei Nebbiolo del Nord, beverini e sinuosi.

Sveliamo l’arcano?

Rosso della Motta, azienda Centovigne in Castellengo (provincia di Biella).

80% nebbiolo, 20% tra vespolina, croatina e uva rara. Note sul vino: da una vigna tra i 250 e i 300 metri sul livello del mare. Sabbie marine, ghiaie e marne. Dopo la diraspatura e la pigiatura soffice le uve fermentano in acciaio a contatto con le bucce per 15 giorni. Il vino affina per 12 mesi in vasche di cemento e botti di rovere.

I primi documenti che parlano di Centovigne sono datati 1682, anno a cui risale un documento con l’elenco di quanti torchi, botti e tini si trovavano all’interno delle crote di Castellengo. La produzione è continuata senza soste fino al 1940 per poi interrompersi fino al 1999, anno in cui la nuova proprietà ha preso in mano l’azienda. La passione per il recupero archeologico degli antichi vigneti di zona ha portato alla riscoperta e alla valorizzazione di numerosi micro-piccoli appezzamenti.

Vale una visita ma iniziare dal Rosso della Motta renderà tutto più chiaro.

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