Uno Champagne sul banco: La Grande Ruelle 2012 di Benoît Marguet

Ambonnay, 900 anime nella patria dei più grandi Champagne a base pinot nero. Clos d'Ambonnay di Krug solo per fare un nome. Benoît Marguet è nato e cresciuto proprio ad Ambonnay e Peter Liem lo ha scritto chiaramente nel suo mastodontico e iconico Champagne: The Essential Guide to the Wines, Producers, and Terroirs of the Iconic Region: "Pochi hanno esplorato il terroir di Ambonnay nel dettaglio come Benoît Marguet". Dopo essersi fatto le ossa tra un laboratorio di ricerca, Mumm e un'esperienza negli States col leggendario Paul Hobbs, Benoît ha capito che era ora di tornare ad Ambonnay e al momento possiamo serenamente parlare di uno dei domaine champagnisti di più lucida e visionaria avanguardia vitivinicola. Punto di riferimento e motivo d'ispirazione per tanti.
Viti vecchie, agricoltura biodinamica (certificata Demeter), aromaterapia, utilizzo del cavallo, microvinificazioni parcellari (36 parcelle!) e bassissimo dosaggio di solfiti tratteggiano una visione rigorosa, maniacale, terroirista al vino più famoso del mondo. Anni luce distante dal cosiddetto “stile Maison”.
Le viti di Benoît hanno un’età media di 40 anni e sono distribuite in grossa parte ad Ambonnay e residualmente a Bouzy: agli 8 ettari di proprietà se ne aggiungono poi altri di conferitori consolidati. La vinificazione parcellare portato ai 4 lieux dits per evidenziare come anche in Champagne oggi sia il terroir a marcare ineluttabilmente il liquido. Medesima la vinificazione: maturazione in legno per 9 mesi dei vin clair seguita da circa 4 anni di presa di spuma in bottiglia, nessuna aggiunta di solforosa e nessun dosaggio finale.

 

Accanto a Les Crayères, Le Parc e Les Bermonts, Benoît non nasconde di considerare La Grande Ruelle come una delle più raffinate vigne di Ambonnay, se non proprio la regina. Tirato a luglio 2013, degorgiato ad ottobre 2017, senza solfiti aggiunti e senza dosaggio, questo La Grande Ruelle 2012 è oro-verde brillante e al naso è un tripudio di vinosità fruttata, ribes, toast, biscotto McVitie's e mineralità. Il tutto con una intensità sussurrata ma infiltrante. Al palato, è uno Champagne strutturato che al peso importante associa una trama acido-sapida purissima e di grande bilanciamento. Perfetta antitesi del cocktail-wine, funziona a meraviglia su piatti importanti e ne ipotizziamo uno: uova strapazzate al tartufo. Solo 2481 le bottiglie prodotte. Buon per chi lo troverà a Modena Champagne domenica e lunedì prossimi.