Monte di Grazia, una finestra sul paradiso

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I vigneti di Monte di Grazia sono vigneti fortunati, immersi in un angolo di Campania a metà tra gli orizzonti marini della Costiera Amalfitana e i profili delle montagne di Tramonti. Qui Alfonso Arpino coltiva, su terreni vulcanici, i suoi 2 ettari e mezzo di vigne di secolare pervicacia.

Qual è stato il percorso che l’ha portata a diventare produttore di vino?
La mia famiglia aveva già vigneti di proprietà e fare il vino è sempre stato parte del DNA familiare, dell’aria che respiravamo. Vendevamo una parte delle uve, l’altra la usavamo per vinificare a un livello diciamo familiare, poche bottiglie che bevevamo solo noi. Anno dopo anno, mi sono accorto che mi ci dedicavo con passione crescente. Allo stesso tempo, raccogliere senza vinificare tutto non era più conveniente dal punto di vista economico: abbiamo messo a punto la cantina all’inizio degli anni Duemila, e la prima vinificazione è stata nel 2004.

Alfonso Arpino

Alfonso Arpino

Com’è il luogo dove sorgono le sue vigne?
5 vigneti incastonati nel bosco, circondati dalla macchia mediterranea. Si trovano a varie quote, su un terreno di due ettari e mezzo che è vulcanico, sedimentato per millenni dall’eruzione del Vesuvio. Le due vigne, quelle da cui ricaviamo le uve rosse del Tintore, sono ceppi molto vecchi, tutti autoctoni. Il nostro terreno è esposto a Nord Est ed è particolarmente favorevole per il bianco perché il sole non “cuoce” le uve. La nostra tradizione di paese però è quella del rosso: il bianco si faceva in modica quantità, riservato ad occasioni particolari.

Qual è la filosofia alla base del suo lavoro?
Da sempre facciamo tutto a mano, ed è inutile dire che è un lavoro davvero faticoso: dobbiamo alzarci prestissimo già in questo periodo, altrimenti fa troppo caldo. Da circa 5 anni abbiamo scelto di fare una vinificazione naturale, seguendo sempre di più la luna e il calendario. Parlo al plurale, ma la verità è che ormai mi sono praticamente ritirato, è mio figlio ad aver preso la vigna in mano. Vedere la sua passione mi dà un’enorme soddisfazione.

Nella sua esperienza, in che direzione sta andando il mondo del vino? I consumatori sono più consapevoli?
Io ho la sensazione che si vada verso il territorio e verso la natura. Certo, bisogna spiegarlo, fare una bella opera di diffusione della conoscenza e riuscire a far affezionare il consumatore. In questo senso le manifestazioni sono molto importanti, quando partecipo vedo un’attenzione e una curiosità crescenti…

Cos’ha il vino che lo rende così speciale?
Per me il vino è la ricostruzione della storia che c’è dietro. Quella del territorio, quella dell’annata, dei nostri gesti in cantina… una storia che riflette tutte le nostre esperienze trascorse, che passa attraverso la bottiglia regalandoci sensazioni diverse man mano che scorre il tempo.

Fonte: Sorgente del vino

Fonte: Sorgente del vino

Qual è il suo ricordo più bello legato al vino?
Per me i ricordi più belli sono sempre quelli di quando si sta per cominciare la vinificazione.Vedi questa massa amorfa, che sembra quasi spenta, cominciare a rumoreggiare e dare segni di vivacità, e le uve accendersi di vita.

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