Cheap & chic Manifesto: il Grolleau 2017 di Catherine e Pierre Breton

La probabilità che non abbiate mai sentito parlare di questo vino e che soprattutto non lo abbiate mai bevuto si aggirano intorno al 99,9%. Allo stesso tempo, una bottiglia così rappresenta lo spirito Caves al 99,9% per tante ragioni: per il gusto che ha, per la zona da cui proviene, per il desiderio di valorizzare una varietà locale e, last but not least, per la sua collocazione commerciale. Non a caso il Grolleau 2017 di Catherine e Pierre Breton è davvero un ingresso cheap & chic del catalogo, economico e figo.

Siamo in Loira e il grolleau non è esattamente la varietà di riferimento. Un tempo usata in blend col gamay per produrre un vino dolce, il Rosé d’Anjou (poi soppiantata da cabernet sauvignon e cabernet franc nel Cabernet d’Anjou), il nome deriva dal francese grolle, cioè corvo, per il colore scurissimo delle bacche. Curioso perché poi questo Grolleau 2017 ha meravigliose tinte pallide e un profumo particolarissimo: fragole fresche, poi fragole selvatiche, lamponi, marmellata di fragole e, in chiusura, un fondo che richiama la foglia di pomodoro. Odore penetrante da cui è impossibile staccare il naso. Leggerissimo di alcol (11,8% in etichetta) e dal gusto pimpante, tonico e fruttato, il Grolleau 2017 di Catherine e Pierre Breton va servito fresco per apprezzarne in pieno una acidità brillante e purissima. Vin de soif da consumi realmente sfrenati.

Dove risieda il segreto di tanta bontà è difficile sapere. Di certo nel mix tra terreni di ghiaia, calcare e argilla silicea, vendemmia manuale, macerazione carbonica per tre settimane, lieviti indigeni e nessuna filtrazione. Cercatelo, desideratelo e bevetelo perché altrimenti vi perdete qualcosa.