Avvicinamento alle delizie dello Jura: Arbois Pupillin Savagnin les Ecrins 2012, Domaine de la Borde

E’ uno dei terroir più intriganti e ancora meno esplorati di Francia, area di frontiera per i winelover più smaliziati (a soli 40 km dalla Borgogna) che vi trovano ancora una autenticità originale quasi smarrita altrove: lo Jura è regione che spiazza, frastorna e ammalia al contempo, soprattutto per quei vini che giocano col fuoco e vanno all in ad ogni vinificazione: massimo rischio.

E pensare che tutto ebbe inizio con un errore di vinificazione, come ricorda Pierre Overnoy – decano dei viticoltori jurassiani: “Con il passare del tempo, ci si è accorti che (l’ossidazione controllata, oxydation ménagée, ndr) è coerente con le potenzialità del terroir e si è iniziato a coltivarla” [Porthos 32]. Una tecnica invadente, impattante, e una varietà come il savagnin il cui scheletro è talmente “tosto” da sopportare ogni angheria (ben più dello chardonnay): vinificazioni molto lunghe, botti scolme, abbondanza di ossigeno, rischi di ogni sorta tra batteri e lieviti birichini. Ci sarebbe tantissimo altro da dire su una regione così interessante che con soli 5 vitigni (chardonnay è l’altra uva bianca, poi ci sono pinot nero, il delicato, precoce e fine poulsard nonché lo strutturato e complesso trousseau, che matura a fatica) riesce a stupire ogni volta, ma andiamo dritti al punto partendo da un avvertimento che metterebbe in crisi qualsiasi sommelier fresco di corso Ais.

La retroetichetta di oggi dice già molto di quel che c’è da sapere.

48 mesi in botti scolme e senza travasi. Un vero azzardo per l’enologia classica, una follia, un salto nel vuoto senza paracadute, una corsa a fari spenti nella notte.

Eppure?

Eppure….

Arbois Pupillin Savagnin les Ecrins 2012, Domaine de la Borde
Paglierino carico ma non arriva alla doratura.
Profuma di noce, muffa, farina di nocciole e sul finale anche di prosciutto crudo. E’ intrigante e già al naso ricorda precisamente la sua origine.
In bocca è inaspettatamente facile, scorrevolissimo, morbido eppur sottilmente nervoso. Colpisce per una fluidità fuori dal comune e per uno sviluppo gustativo asciutto e noccioloso.
Vino che si presta a una molteplicità non usuale di abbinamenti purché accompagnato da pietanze dall’intensità aromatica di non basso profilo: dal pollo alla romana alle ostriche, range quantomai ampio e tutto da sperimentare.

Già qui c’è di che godere forte, ma ci sarebbe poi anche il capitolo “Vin Jaune”, i vini immortali. Ma questa è un’altra storia e ne riparleremo con calma.

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